giovedì 27 giugno 2013

Quando ti ritrovi con solo la rena nel frigo pt 2

Ok, posso confermare la sensazione olfattiva, sono davvero buoni questi intrugli biologici.  Forse chiamarli intrugli non gli rende giustizia, ma posso assicurare che il significato della parola ‘intruglio’ nel mio vocabolario è più che positiva.


Non c’è stato bisogno di usufruire del  piano b, mi è bastato il leggerissimo piano A.  Mi devo sempre ricordare che quando non mi va di cucinare c’è sempre la soluzione a portata di mano, basta cercare, e lei è lì, nascosta nel  frigo o adagiata sui ripiani del supermercato. 
Chi cerca trova.

Ecco la mia soluzione. Hamburger di farro e broccoli con insalata condita con olive nere. Good.


E  quando la fame si fa nera, e il deserto piove nel vostro frigo, qual'è la vostra soluzione?


http://www.carrefour.it/landing/121115-bio.html

Quando ti ritrovi con solo la rena nel frigo pt 1




Stamattina. Con la faccia sonnolenta ho fatto una ricognizione di ogni dispensa della mia cucina, e a malincuore, mi sono accorta che era tutto completamente deserto. Poi con un lume verde di speranza ho aperto il frigo e…niente morirò di fame, perché pare che la rena d’Etiopia abbia deciso di stabilizzarsi nella mia cucina.  Vabbè la soluzione è semplice, andare a fare la spesa.

Ebbene, anche nel fare la spesa, bisogna essere coraggiosi, e provare cose nuove!  Alla scoperta della linea carrefour bio…burger di farro e broccoli! ( però ho comprato anche il piano b, semplice hamburger, non si sa mai!)


Per ora l’odore sembra buono…

martedì 25 giugno 2013

Mi piace il calcio, ma preferisco la Luna in perigeo.

Ebbene, da qualche tempo mi sono appassionata al calcio, mi piace, lo seguo, mi informo e lo aspetto un po’ come fa mio padre ogni domenica da quando è nato, ma con meno enfasi e meno paranoie.
C’è chi sostiene, che questa mia “ passione” sia nata dallo scervellamento inflittomi dallo sguscio, ( il mio migliore amico nonché mio ragazzo)  che è un super tifoso ( roba di sciarpe, vuvuzela grida, balletti, superstizione, ognuno ha il suo posto e nessuno lo deve cambiare, varie grattatine prima e durante i rigori, il cronista preferito, e assolutamente, non si prendono impegni quando c’è la partita). Ma secondo voi, io davvero, starei lì ogni domenica o sabato o giorno che sia a guardare partite, pre-partite e post-partite solo perché piace allo sguscio?  

Sicuramente, la scoperta del mondo calcistico, la devo a lui, e alla sua famiglia, ma io ho deciso di voler continuare a far parte di quella tradizione domenicale, perché mi diverte, perché anche se non sono in campo a passarsi la palla insieme ai giocatori, vedo l’impegno in chi la guarda; anche se urlare ad alta voce di tirare, non cambia le sorti della partita.
Guardare la partita non è solo guardare la partita, è molto di più, è adrenalina è divertimento è gioia ma anche delusione e sconfitta; la domenica calcistica è cenare con una piadina ripiena, ( le famose piadine umbre ) tra il primo e il secondo tempo in fretta e furia, e sparecchiare dopo il post partita; smangiucchiare arachidi e sorseggiare birra; stare spaparanzati sul divano accoccolati l’uno all'altro, e piano piano chiudere gli occhi e addormentarsi quando anche i giornalisti sportivi non sanno più che dire.




E quando il campionato finisce, è inevitabile essere un po’ nostalgici di tutto ciò, per questo ( secondo me) si sono inventati la confederation cup. 
Ma, nonostante la nostalgia, quando arriva l’estate non si può stare in casa a guardare la partita, soprattutto se fuori nel cielo c’è la Luna più bella dell’anno! Ma i punti di vista sono molteplici, quindi si trova il compromesso che permette a l’uno di gustarsi Italia- Brasile e all’altra ( io) di osservare la Luna in perigeo. 


Ed eccoci arrivati al punto, domenica sera ci siamo concessi cenetta a base di pesce e passeggiata sulla spiaggia sotto la luna, insomma un classico nel database delle serate romantiche. Cosa c’è da dire? Il nostro ristorante di fiducia, situato sulla spiaggia non ci delude mai, e il mare di notte tanto bello quanto pauroso è la perfetta colonna sonora della serata. E la luna, è magica; ma che lo dico a fare? Miriadi di poeti ne hanno cantato la bellezza, e non c’è da chiedersi perché.
Pare una spiaggia inondata d'argento fuso.

venerdì 21 giugno 2013

Il reality show più assurdo della terra e le mie fantasie post studio.

Ok.  Non ci credo, sto guardando quello che è uno dei programmi televisivi più assurdi che esistono. Se non avete mai visto “ Love in the wild” non potete capire di cosa sto parlando.  Praticamente hanno spedito un tot di persone su delle isole immerse nella natura incontaminata, e fino qui, non c’è nulla di strano, ce ne sono mille di reality così, ma qual è il motivo per cui lo fanno? Per ritrovare se stessi? Per vincere soldi? Perché sono degli appassionati delle nature selvagge? No. Niente di tutto ciò, la risposta è…per  trovare l’amore. Sono divisi in coppie e convivono e affrontano prove.  La cosa più assurda è che le coppie che si vanno a  formare non rimangono fisse, ma ovviamente ci si scambia il partner, così, per provarli tutti, come fossero tanti tipi di salse da assaggiare con le patatine. Pessimo. La domanda è, ma perché io ancora me lo sto guardando?
Avete presente quando uno è talmente tanto interdetto da un evento, che non si può  fare a meno di non parlarne? O continuare ad osservare suddetto evento?!  La cosa bella è che dopo che si sono fatti un mazzo per superare la prova, chi arriva per primo si merita una nottata al resort compresi di massaggi e sminchiole confortevoli al ylang ylang.  Ma perché non fanno un reality show dove si premiano le persone che stanno chiuse in casa a studiare tutto il giorno? Io lo apprezzerei, mi iscriverei all’istante! Io, che in questo momento sono meno attraente di una bertuccia con i pidocchi, perché si sa, prima degli esami, si studia e basta. Cioè neanche ci si lava fra un po’. Però io non appartengo alla categoria “ Se mi lavo esce tutto il sapere dal mio corpo”. Comunque, nella mia mente piano,piano si sta concretizzando la fantasia del reality perfetto, non  sarebbe magnifico se a fine giornata, dopo ore e ore di scervellamento, suonano alla porta, apri e c’è un tizio che ti dice: “ Complimenti, oggi hai studiato talmente tanto bene e soprattutto talmente TANTO che hai vinto un massaggio di settordici ore!”. Invece no, mi accontento del divano e del gatto che fa la pasta sulla mia pancia.

 Ok la mia depressione pre-esame sta prendendo eccessivamente il sopravvento, le mie fantasie diventano folli, forse la doccia laverà via la stanchezza e non il sapere.( speriamo).
Lil.J*

malsani pensieri causati dagli esami estivi.

Durante la sessione di esami estiva è difficile potersi dedicare alle proprie passioni o poter dare in ostaggio le proprie orecchie ad una amica che ne ha bisogno, ma anche solo a se stessi. 
Non c’è mai abbastanza tempo, per far quadrare tutto. 
Non c’è tempo per andare in giro e farmi ispirare dalle persone, dal corso fluente delle cose, dagli animali, dal quell'albero che ha le foglie di un verde intenso e che fa filtrare la luce in un modo che solo lui sa fare, dall'odore dei tigli e dei gelsomini, da un buon piatto ricco di sapori nuovi ( la mia anima da buon gustaia è sempre presente). 
Insomma, pare che fino alla fine degli esami sarò un piccolo robot chiuso in casa a studiare. 
Zero ispirazione ho pensato inizialmente.  
Ma come posso non essere ispirata da ciò che studio? Impossibile! Quest’estate, schierati  al mio fianco ho quelli che vengono considerati i più grandi della letteratura. Come direbbe il mio professore una squadra di calcio imbattibile; schierati nel loro schema invincibile, sono sempre pronti per fare gol nella rete della poesia: Cino, Guido, di nuovo Guido, Cecco e tanti altri, ma lui, il nostro bomber, la nostra punta di diamante che non sbaglia mai ai rigori, Dante.
Non voglio elogiare ulteriormente questi, a volte grandi, a volte lungimiranti, a volte geniali poeti.
No.  Voglio elogiare le tenzoni. Cosa c’è di più miracoloso di discutere con la poesia? È semplicemente fantastico. Niente cose scurrili, di cui ti puoi pentire, nessuno che grida, niente cose dette lì tanto per dargli fiato. No. Complicatamente poesie, sonetti in rima, con schemi metrici ben definiti, che portano la voce del poeta. Che portano il PENSIERO del poeta ad un destinatario, e anche lui gli risponderà a suon di endecasillabi. Tramite la poesia, esprimevano davvero qualsiasi cosa, dai forti sentimenti per le donne, alle ingiustizie del secolo. Scambi reciproci di lamentele e consigli.
Mi chiedo, cosa accadrebbe se questa abitudine fosse rimasta viva nel tempo?
 Cosa succederebbe, oggi, se ci scambiassimo le opinioni divergenti e non, attraverso le rime? 
Alcuni s’impegnerebbero a portare avanti questa tradizione nel modo più genuino possibile, poiché conoscono le origini del poetare, e si farebbero carico di un impegno importante:  portare alto il nome della poesia italiana, con le sue tradizioni e con le sue novità. Tuttavia, i miei occhi cinici, e anche un po’ veggenti, vedrebbero un futuro oscuro per le risposte in rima. Finirebbe tutto per andare di moda, anche tra i più cretini, si vedrebbero pubblicità in tv dove un gatto ti dice di inviare un sms a un numero spilla soldi per ricevere la tua tenzone di risposta.

 Insomma farebbe cagare. Quindi tutto sommato, meglio rimanere così, ognuno con il suo tempo da vivere, senza rovinare le cose belle. Ognuno con le sue croci e le sue delizie del tempo. Loro poetavano ogni dì, ma avevano la peste in circolazione (avevano disgrazie anche loro, insomma avevano il loro “Amici di Maria”). 
Noi invece, abbiamo tante possibilità, e la nostra più grande disgrazia è di non saperne usufruire al meglio.

lil.J*


mercoledì 12 giugno 2013

Alla scoperta del mio albero.

Ho scritto molto, su quanto è importante conoscere le culture altrui, ma mi sono soffermata solo nel descrivere le mie esperienze extra-italiche.
L’Italia, è uno stato, quindi un paese unitario; ma entro il suo perimetro, possiamo distinguere numerose realtà, tutte diverse tra loro.  Ogni Regione, città, contrada ha le sue tradizioni, e se c’è qualcosa di cui dobbiamo andare fieri, è che certe tradizioni rimangono vive anche per secoli poiché, vengono tramandate di generazione in generazione .
Sarebbe bello poter conoscere ogni piccola tradizione, che va ad intrecciare la trama della cultura ITALIANA. Una cultura che dobbiamo sempre difendere e coltivare per far si che ad ogni raccolto, si vedano i suoi frutti dolci e maturi.
Per iniziare a conoscere il nostro paese, dovremmo iniziare a conoscere le nostre origini.
Il mio sangue ( metaforicamente parlando) vanta un mix di diverse realtà regionali, e proprio da queste ho deciso di far partire il mio viaggio alla scoperta della storia di una famiglia. Una famiglia, non è altro che l’intreccio, l’incontro di tante esistenze che si uniscono, per dar vita ai rami folti di uno splendido albero.
Alla scoperta di ogni radice, di ogni singolo pezzo della corteccia, di ogni ramo e di ogni germoglio.
Oggi mi sono addentrata tra i rami montanari, per essere più precisi, rami di origini Trentine, Levico-Terme.
La mia cara Nonna, mi ha insegnato a fare lo strudel!
Lo strudel è un dolce diffuso nell’area settentrionale dell’Italia, in particolare nel Veneto, nel Friuli Venezia Giulia e nel Trentino Alto Adige.  La storia di questo dolce è assai antica, esso infatti ha origini nell’impero Bizantino, e si è poi diffuso nell’Impero Austro-Ungarico con il nome di strudel ( dal tedesco> vortice) data la sua forma.
Possiamo aggiungere che in Turchia, luogo che un tempo faceva parte  dell’Impero Bizantino, ancora oggi, esiste un dolce molto simile al nostro strudel, chiamato Baklava.
Questo che indicherò qui sotto è uno dei tanti modi per fare lo strudel, infatti, una caratteristica di questo dolce, è che può essere creato, a seconda dei gusti, e delle usanze, con paste e con ripieni diversi.
Per prima cosa dobbiamo fare la pasta.
Ingredienti per 6 persone.
- 250 gr farina
- 1 uovo
- un cucchiaio di zucchero
- mezzo bicchiere d’acqua
- 100 gr di burro
- un pizzico di sale
- un cucchiaio di grappa
Come prima cosa dovremo far sciogliere il burro, stando attenti che non si bruci. Nel frattempo possiamo disporre la farina sul nostro piano di lavoro, a fontana, e nel mezzo mettere l’uovo, il sale e lo zucchero, iniziando lentamente ad amalgamare questi primi ingredienti. Quando il burro si sarà sciolto dovremo versarlo un po’ alla volta nel nostro impasto. Impastiamo bene il tutto con le mani. Quando ci sembrerà liscio ed omogeneo dovremo, sbattere sul tavolo il nostro impasto, come se fossimo delle vecchie lavandaie che sbattono i panni sulle rocce dei fiumi ( cit. Nonna). L’impasto sarà pronto quando risulterà elastico e liscio. Ora possiamo metterlo da parte, e lasciarlo riposare vicino una fonte di calore per almeno un quarto d’ora.
In questo tempo, dobbiamo dedicarci alla preparazione del ripieno.



Per il ripieno ci servono:
- 1 kg di mele
-50 gr di burro
- due cucchiai di biscotti tritati
- uvetta
-mandorle
- noci
-pinoli
-marmellata a vostra scelta
-buccia di limone
- un cucchiaio di zucchero
-cannella
Sbucciare e tagliare le mele a dadini. Aggiungere alle mele, la buccia di limone grattugiata, la cannella e lo zucchero. Per le dosi della cannella, siete voi, il vostro gusto a scegliere. Bisogna far riposare anche le mele, in modo tale che s’insaporiscano.
Siamo pronti per stendere l’impasto. Procuratevi un telo da cucina pulito su cui stenderete l’impasto con il mattarello. Quando l’impasto sarà ben steso, potrete spennellare il burro su tutta la sua superficie.
Aggiungete le mele, l’uvetta, le mandorle, le noci e i pinoli; qualche  cucchiaio di marmellata e i biscotti tritati che serviranno ad assorbire i liquidi che il calore farà fuori uscire dalle mele.
Aggiunti tutti gli ingredienti del ripieno, che possono essere variegati (una volta io ci ho aggiunto persino delle scagliette di cioccolato), dovremo chiudere il tutto. Iniziamo piegando una prima parte dell’impasto verso il ripieno, ora alziamo il nostro telo verso l’alto e spingiamolo verso di noi, questo movimento, fa si che lo strudel, quasi si pieghi da solo.

 Una volta chiuso l’impasto, lo si mette su una teglia ricoperta di carta forno, lo si spennella nuovamente di burro, e con le forbici andremo a fare dei taglietti, lungo tutta la superficie del nostro dolce. Possiamo infornarlo a 180 gradi per i primi minuti e poi potremmo abbassare i gradi per far terminare la cottura. I minuti variano da forno a forno.  Quando sarà cotto e raffreddato, ricordatevi di spolverare la vostra creazione con dello zucchero a velo.


Guten Appetit!

martedì 11 giugno 2013

Cena Peruana.

Los Sguscios y la Cena Peruana.

Dopo una faticosa giornata divisa tra lo studio folle ( pre esame) e il lavoro, i due sgusci si sono concessi una bella serata all’insegna del buon cibo e del divertimento. Le nostre papille gustative sono molto curiose, per questo ci piace conoscere nuove culture culinarie, e perché no, anche sperimentarle!  Questa sera due nostri amici ci hanno invitati a mangiare a casa loro, protagonista centrale dell’evento: il Perù. Grazie alla saggezza della mamma ( peruviana) del nostro amico e alla voglia d’imparare di Eleonora e Fabio ci siamo gustati un ottima cenetta. Sapori nuovi, spezie sconosciute e accoppiamenti mai pensati prima, insomma, la cucina peruviana ( per quel poco che ho scoperto) soddisfa i palati più impiccioni, i piatti non diventano mai monotoni e noiosi ma sono sempre pronti a stupirti boccone dopo boccone.   Per chi vuole cimentarsi in questa piccola ma gioiosa esperienza ecco qui di seguito nomi e ricette dei piatti da noi degustati.

Papas a la Huancaina 

Antipasto molto condito, protagonista del piatto le patate lesse, le uova, le olive nere e una deliziosa salsa al formaggio insaporita da una  varietà di peperoncino chiamato Ajì ( non vi preoccupate voi che non sopportate il piccante, si può mangiare tranquillamente senza diventare paonazzi o senza doverci rimettere la lingua).

Ricetta per  4 persone:
- 1 Kg di patate
- 2 spicchi d’aglio
- 400 gr di feta
- due cucchiai d’olio d’oliva
- 4 uova sode
- olive nere
- ajì giallo fresco
-lattuga ( per guarnire i piatti)
- sale q.b

Tagliare i peperoncini, togliendo tutti i semini che vi sono all’interno, e saltarli in una padella con l’olio e l’aglio.  A questo punto dobbiamo frullare il peperoncino e l’aglio appena  soffritti insieme alla feta, il sale e un goccio d’olio, fino ad ottenere una crema omogenea. Nel frattempo bollire le patate. Quando anche le patate saranno pronte, basterà riporre sul piatto la lattuga, le patate tagliate a metà e le uova e ricoprire il tutto con la salsa, per finire decorare il piatto con le olive nere.

¡Que aproveche!

Arroz  tapado

Primo e secondo fusi insieme, danno vita ad uno scrigno di riso bianco, al cui interno troviamo uno spezzatino di carne saporitissimo.

Ricetta per 4 persone:
- 2 bicchieri di riso basmati
-250 gr di carne (tritata)
- olive nere
-2 uova sode
- 1 cipolla
- 1 spicchio d’aglio
- 1 cucchiaio di paprika
- sale e pepe q.b
- una manciata di uvetta

Cuocere il riso. Nel frattempo in una padella soffriggere con olio d’oliva le cipolle tritate finemente, l’aglio e le spezie, quando questo composto avrà raggiunto un color dorato potremmo abbassare il fuoco e aggiungere per prima la carne, poi  le uova ( fatte a cubetti) l’uvetta e le olive nere denocciolate, infine aggiungere il sale.  Il momento topico della preparazione di questo piatto è sicuramente quello in cui dovremo impiattarlo. Muniamoci di ciotoline ( preferibilmente con una forma a cupola) iniziamo stendendo un primo strato di riso bianco, poi adagiamo la carne sul primo strato ed infine chiudiamo il tutto con il terzo strato con altro riso bianco, andando ad “imprigionare” la carne nel riso. Serviamo le nostre cupolette di riso rovesciate nel piatto, abbellendo il tutto con delle olive nere e qualche foglia di prezzemolo.


¡Que aproveche!

Lil.J.