Gelide lenzuola
ci uniscono
nella nostra divisione
l'unione forzata
del Cotone.
Quando arrivi a Genova, in macchina, la prima volta nella tua vita vedi solo cemento, lavori in corso e caos. Una persona nata e cresciuta a Roma ( dove ha anche imparato a guidare) non dovrebbe avere problemi a sostenere altre città dal traffico facile. Invece Genova un po' di "dove cazzo vado adesso??!!" è riuscita a darmelo, quel momento in cui non sai minimamente cosa fare mentre dietro hai creato una fila rigorosamente incavolata che ti suona. Scatta il panico da asfalto che ti rintontisce peggio e il non sapere dove stai andando diventa un urlo continuo, ed è proprio in questo momento che di solito appare, quasi magicamente, un divieto...si esatto, tu, su quella strada proprio non ci dovevi andare, ecco questo è il momento in cui le bestemmie si accalcano sulle labbra. Finché sei talmente rintontito e preso dal panico che alla fine fai un bel respiro profondo e ti dici che va tutto bene e che una multa non è poi la fine del mondo e inizi ad andare ovunque, ormai hai superato la fase da panico da asfalto, hai raggiunto la fase zen puoi persino imboccare la strada pedonale ( in effetti l'abbiamo fatto).

Piccole palazzine ricoperte di un intonaco ormai invecchiato, chiazzate, scrostate eppure molto belle. La chiesetta che trionfa sul porticciolo e la piazzetta ricolma di ombrelloni. La gente è ovunque, nei vicoli si fa la fila per passare. Turisti giapponesi che godono la visuale di questa cittadella nascosta tra le colline, attraverso il display della macchinetta fotografica. Turiste nord europee troppo bianche per stare in costume.
Una grande Promenade in movimento, una strada di persone, un flusso continuo di biciclette e gelati. Una passerella di grandi firme. Chissà Viareggio 100 anni fa. Il suo fascino passato è ancora incastonato nell'architettura delle palazzine art nouveau. Una ricchezza tutta dannunziana...i balconcini, i vetri colorati, le finestre dalle cornici intarsiate. Peccato che questo fascino venga soffocato dalla modernità ostentata, stroboscopica, urlata. All'interno di quelle palazzine preziose si sono ormai radicati i grandi negozi, che smorzano l'emozione per quel fascino creato dalle linee morbide dello stile liberty. Mi piace pensare a Viareggio come ad una statua, ferma, immobile e intrappolata in un tempo antico. Come se fosse una musa protagonista di uno dei tanti miti greci.